Beth si mise alla guida lungo una strada piena di curve costeggiata da piccoli edifici, baracche, case in legno divenute grigie col tempo, concessionari d’auto, punti di ristoro. Nessuna delle due donne parlava, tranne per le indicazioni che Maddie dava a Beth di tanto in tanto. L’oceano non era visibile, ma se ne avvertiva comunque la presenza. Al largo, il vento freddo e impetuoso portava nuove voci dall’est, e notizie dalle profondità di navi e balene di passaggio, di gamberetti e granchi. Il sole squarciò una coltre spessa di nubi, poi il bosco avvolse la strada e anche quella timida chiazza di luce venne oscurata. Su indicazione di Maddie, Beth lasciò la strada che stavano percorrendo e ne imboccò un’altra, sempre asfaltata ma molto più stretta, priva di segnaletica, una stradina privata i cui margini erano definiti solo dalla vegetazione che lambiva la superficie del manto stradale e si richiudeva al di sopra delle loro teste trasformando in notte la luce del primo pomeriggio. E ancora non si vedeva il mare. La strada saliva ripida e sempre più tortuosa.
Beth vide un cartello con scritto: STOP A 100 METRI e rallentò ulteriormente. Dietro una curva apparve un gigantesco cancello che sembrava di bronzo. Beth si fermò. Non c’era nessuno. Un’alta recinzione di pannelli grigliati scompariva tra gli alberi ai lati del cancello. Una scritta luminosa le chiese di aprire il finestrino e una robotica voce maschile disse: «Prego si identifichi e identifichi il suo passeggero.»
Beth lanciò un’occhiata penetrante a Maddie che si era tutta irrigidita.
«Beth Elringer, Madelaine Elringer» rispose alzando leggermente la voce.
«Grazie.» Il cancello si aprì silenziosamente, la scritta luminosa si spense.
«Ora capisci cosa voglio dire?» sussurrò Maddie.
«Capisco solo che Gary si sta comportando con una certa furbizia» replicò seccamente Beth. «È questo che dà tanto fastidio a Bruce? Che Gary stia sperperando i profitti della società investendoli in giocattolini?»
«Ha speso milioni e milioni di dollari» obiettò Maddie. «Non credo che qualcuno sappia nemmeno esattamente quanto. Penso sia questo che dà fastidio a Bruce, che non ci sia una vera contabilità. Un cancello parlante! Delle porte parlanti! Una cascata all’interno della casa!» La voce di Maddie divenne quasi un gemito.
Qualcuno sapeva dove andavano a finire i soldi, pensò Beth ignorando nuovamente la suocera. Milton Sweetwater era il legale della società, doveva pur saperlo. O Jake Kluge, un vero mago degli affari. Santo cielo, e poi c’era anche Harry Westerman, il commercialista. Qualcuno di loro ne era informato, o forse tutti. Se Bruce non sapeva nulla era perché Gary non voleva dirgli nulla. La strada cominciò a scendere, sempre stretta e tortuosa, ma ora la vegetazione sembrava seguire un progetto d’insieme, non era disordinata e infestante come al di là della recinzione. Si trattava di un intervento sul paesaggio su grande scala, rifletté Beth, e questa mentalità era tipica di Gary, suo marito. Masse di rododendri in fiore formavano immense macchie di colore rosso, rosa, giallo oro, contornate da un merletto di felci di un verde così scuro da sembrare nero nella crescente oscurità. Dietro l’ennesima curva, una sessantina di metri più in basso rispetto alla strada, apparve finalmente l’oceano che circondava su tre lati quel lembo di terra proteso verso il mare come la prua di una nave. Proseguì ancora per quasi mezzo chilometro prima di avvistare Smart House. Quando la vide Beth restò a bocca aperta e fermò l’auto per osservare meglio la costruzione.
Sebbene l’edificio fosse alto, sembrava avere solo due piani, una cupola splendente sul tetto, pareti di cristallo, legno di sequoia e metallo interrotte da un lungo balcone all’altezza del primo piano. Il fronte dell’edificio appariva curvo, mentre sul retro un alto muro di pietra si ergeva ritto e incombente come una scogliera. La cupola non copriva interamente il tetto e Beth si chiese se ci fosse stata una terrazza lassù, delle piante. Ripartì e la casa scomparve dietro agli alberi e ai cespugli. Oltrepassò un campo da tennis, dei giardini all’italiana dall’aspetto solenne e infine un ampio piazzale di cemento che dava accesso alla casa. A prima vista sembrava che tutte le stanze si affacciassero sull’oceano. Alle spalle della struttura si ergeva quasi verticalmente un dirupo.
Subito la costruzione le era apparsa quasi grottesca, poi le aveva ricordato uno strano albergo, forse una stazione climatica, mentre ora, vista da vicino, incombeva orrendamente su ogni cosa, come la visione di un folle divenuta realtà. Beth e Maddie scesero dall’auto, e nell’avvicinarsi all’ingresso principale videro pian piano spuntare dalla curvatura della facciata una veranda pavimentata con piastrelle rosse.
«Buongiorno» le salutò una gentile voce femminile mentre attraversavano la veranda. «Identificatevi, prego.»