Beth cercò di individuare delle telecamere ma erano ben nascoste. Maddie si fermò di fronte all’imponente porta d’ingresso minuziosamente incisa e levigata e disse con un tono mite: «Buongiorno. Sono Madelaine Elringer e lei è Beth Elringer. Siamo attese.»
«Sì. Prego, entrate. Se volete lasciare qui i bagagli manderemo qualcuno a prenderli.» La porta si aprì.
Maddie guardò Beth come a dire: "Lo vedi?".
Sulla sinistra del grande ingresso, dell’ampiezza di dieci metri per dieci, si dipartiva una scalinata curva, mentre sulla destra la parete era interamente coperta da opere d’arte di altissima qualità. Il pavimento di mattonelle rosse continuava anche all’interno. C’erano svariati piedistalli neri su cui poggiavano delle statue. Beth continuava a pensare che da un momento all’altro sarebbe spuntata fuori una guida in uniforme e avrebbe cominciato la tiritera delle spiegazioni.
«Non posso proprio mostrarti la casa» le disse Maddie con il suo nuovo tono dimesso lanciando nervosamente un’occhiata dietro di sé. «Sono tenuta solo a mostrarti la tua camera, niente di più, ma solo perché altrimenti non la troveresti mai.» La voce della donna divenne stridula, inspirò brevemente e afferrò il braccio di Beth. «In cima alle scale.»
Beth si trattenne dal fare commenti spiacevoli. Maddie si comportava come se Gary fosse diventato più temibile di Attila. Si avviarono su per le scale. «Sai cos’ha in programma per il fine settimana?» le domandò Beth.
Maddie scosse la testa. «Sembra che ancora non lo sappia nessuno. Ce lo dirà dopo cena. L’aperitivo è servito in giardino alle sei e la cena alle sette.»
Arrivati in cima alle scale Beth rimase a bocca aperta. Di fronte a lei si apriva un’altra vetrata che si affacciava su una vera e propria giungla. Si avvicinò e vide che la parte interna della casa si sviluppava intorno a un atrio gigantesco delimitato da una vetrata circolare alta quanto la casa. Al di là del vetro c’erano degli alberi, e in fondo una piscina. L’ambiente aveva l’aspetto di una grotta con vari ingressi al piano terra e la possibilità di accedere al primo piano attraverso scale che sembravano formazioni rocciose naturali. Dietro la piscina c’era un’alta e ripida parete formata da massi di qualità varia, un passaggio lungo il muro e una cascata che compariva, spariva e infine si riversava nella vasca della piscina.
«Mio Dio» riuscì infine a mormorare Beth.
«È… semplicemente grottesco» fu il commento di Maddie, e la tirò per un braccio. Ora sembrava avere fretta. «La tua camera è esattamente dalla parte opposta.»
Su un lato del corridoio si affacciavano delle porte chiuse, dall’altro c’era la vetrata, e mentre avanzavano Beth aveva una veduta in rapida successione di ciò che avveniva al piano inferiore. C’erano dei tavoli e delle sedie di vimini, un bar e una mezza dozzina di persone che si alzavano, si sedevano, bevevano e parlavano. Quello doveva essere il giardino, si disse. Era tipico di Gary disporre che non ci fossero visite guidate obbligando ciascuno a esplorare la casa senza alcun aiuto. D’accordo, pensò risolutamente, si sarebbe adeguata alla situazione senza mostrarsi più sorpresa di quanto avesse già fatto, avrebbe semplicemente accettato tutto ciò che quella dannata casa aveva da offrire, e tentato di trovare l’occasione giusta per parlare da sola con suo marito. Si fermarono di fronte a una delle porte chiuse.
«Questa è la tua camera» disse Maddie. «Posso dirti semplicemente questo: solo tu e il personale di servizio avete accesso alla stanza. Sta’ a vedere.» Poggiò una mano su un pannello contrassegnato con il numero due e con l’altra cercò di girare il pomo della porta che però non si aprì. «Prova tu. Non ti preoccupare. Sa già chi sei e quale stanza ti è stata assegnata. Sa anche dove sei, cosa stai facendo…» Si trattenne dal continuare e si fece da parte intrecciando nervosamente le mani come se fossero state animate da una volontà propria.
Beth appoggiò la mano sul pannello e girò il pomo. La porta si aprì.
«Ti lascio sola così potrai rinfrescarti un po’. Siamo tutti in giardino. Scendi quando sarai pronta.» Si allontanò frettolosamente lungo il corridoio come se fosse diretta verso la propria camera. Beth la osservò solo un istante, le gridò un grazie e rientrò in camera.
Si accorse che si stava muovendo il più silenziosamente possibile, quasi trattenendo il respiro, e capì che nessuno avrebbe desiderato fare conversazione in quella casa, non spontaneamente quantomeno. La casa li ascoltava, registrava ogni cosa? Chiuse la porta sbattendola ma non fece comunque alcun rumore, si voltò e vide che la valigia era già stata portata in camera, proprio come aveva annunciato la voce.