Ekstrom sentì la bocca riarsa. «Abbiamo trovato il meteorite, presidente. Questo è l'importante.»
«Lo ripeto, dimmi che non è
Il silenzio si dilatò in un sordo boato nelle orecchie di Ekstrom. "Dovevo dirglielo prima" pensò. "E il peggio deve ancora venire." «Signor presidente, i problemi del PODS giocavano pesantemente a suo svantaggio, secondo i sondaggi d'opinione. Quando abbiamo captato una trasmissione radio che faceva menzione di un grande meteorite sepolto nel ghiaccio, abbiamo preso la palla al balzo, per riguadagnare terreno.»
Herney sembrava sbalordito. «Simulando una scoperta del PODS?»
«Il PODS sarebbe stato messo in funzione di lì a poco tempo. Ma non in tempo per le elezioni. I sondaggi la davano perdente, Sexton ci attaccava, perciò…»
«Tu sei pazzo! Mi hai mentito, Larry!»
«Era un'opportunità da non perdere, signore. Decisi di approfittarne. Captammo la trasmissione radio del canadese che aveva scoperto il meteorite. È morto in una tempesta. Nessun altro sapeva che la roccia fosse lì. Il PODS era in orbita sulla zona, e alla NASA serviva una vittoria. Avevamo le coordinate.»
«Perché me lo dici adesso?»
«Pensavo dovesse saperlo.»
«Ti rendi conto di cosa farebbe Sexton con questa informazione, se ne venisse a conoscenza?»
Ekstrom preferì non pensarci.
«Direbbe al mondo intero che la NASA e la Casa Bianca hanno mentito al popolo americano… e sai una cosa? Avrebbe ragione!»
«Lei non ha mentito, signore, sono stato io; e mi dimetterò se…»
«Larry, non capisci. Ho cercato di esercitare il mio mandato sulla base della sincerità e della correttezza! Per Dio! Ieri sera tutto sembrava onesto, nobile, e adesso vengo a sapere che ho ingannato il mondo intero?»
«Solo una piccola menzogna, signore.»
«Non esistono piccole menzogne, Larry» disse Herney, furente.
Ekstrom ebbe la sensazione che il piccolo cubicolo nel quale si trovava lo stesse per stritolare. C'era ancora così tanto da riferire, ma capì che avrebbe dovuto attendere fino al mattino.
«Mi dispiace d'averla svegliata, signore. Pensavo che lei dovesse esserne informato.»
Dall'altra parte di Washington, Sedgewick Sexton trangugiò un altro cognac e misurò il suo appartamento con crescente irritazione.
"Dove diavolo è finita Gabrielle?"
112
Gabrielle Ashe era seduta, nell'oscurità, al tavolo del senatore Sexton. Fissava il computer con aria depressa e allo stesso tempo minacciosa.
PASSWORD NON VALIDA — ACCESSO NEGATO.
Aveva provato altre parole d'ordine, che le erano sembrate promettenti, ma nessuna aveva funzionato. Dopo aver esplorato l'ufficio in cerca di cassetti aperti o di un qualunque indizio, Gabrielle si era quasi data per vinta. Stava per andarsene quando il suo sguardo cadde su qualcosa di strano che scintillava sul calendario da tavolo di Sexton. Qualcuno aveva tracciato un cerchio sulla data delle elezioni con un evidenziatore rosso, bianco e blu. Gabrielle avvicinò a sé l'oggetto. Una luccicante e ornata esclamazione blasonava il datario: POTUS!
Evidentemente l'effervescente segretaria di Sexton aveva tracciato con inchiostro luccicante un altro incoraggiamento all'ottimismo.
La sigla POTUS —
Preparandosi a uscire, Gabrielle rimise a posto il calendario sulla scrivania e si alzò. Poi si bloccò di scatto per voltarsi verso lo schermo del computer.
DIGITARE PASSWORD.
Guardò di nuovo il calendario.
POTUS.
Sentì crescere la speranza, POTUS le sembrò la password perfetta: semplice, ottimista, autoreferenziale. Batté velocemente sui tasti. Trattenendo il fiato, premette INVIO. Il computer fece
PASSWORD NON VALIDA — ACCESSO NEGATO.
Le cascarono le braccia e rinunciò. Era diretta verso la porta del bagno per uscire da dove era entrata quando squillò il cellulare. Aveva già i nervi a fior di pelle e quel suono la fece sobbalzare. Guardò il prezioso orologio a pendolo Jourdain del senatore. "Quasi le quattro del mattino." Sapeva che a quell'ora poteva trattarsi solo di Sexton. Stava chiaramente chiedendosi dove diavolo fosse finita. "Rispondo o lo lascio suonare?" Se avesse risposto avrebbe dovuto mentire, in caso contrario avrebbe destato sospetti.
Prese la chiamata. «Pronto?»
«Gabrielle?» Sexton sembrava nervoso. «Come mai ci impieghi tanto?»
«Al Roosevelt Memorial il taxi è rimasto bloccato e…»
«Non sembra che tu sia in taxi.»
«Infatti» disse lei, con il cuore che batteva forte. «Ho deciso di passare in ufficio a prendere alcuni documenti sulla NASA che potrebbero essere importanti per il PODS, però non riesco a trovarli.»
«Be', sbrigati. Voglio convocare una conferenza stampa domattina e dobbiamo discutere i particolari.»
«Sarò lì fra poco.»
Ci fu una pausa. «Sei nel tuo ufficio?» Sexton sembrava improvvisamente perplesso.
«Sì. Fra dieci minuti sarò lì.»
Un'altra pausa. «Okay. A presto.»