Gabrielle riappese, troppo preoccupata per notare il caratteristico triplo ticchettio del prezioso orologio a pendolo Jourdain, a pochi metri da lei.
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Michael Tolland non si accorse che Rachel era ferita finché non vide il sangue sul braccio, mentre la trascinava al riparo del Triton. Capì dallo sguardo inespressivo che non provava alcun dolore.
Sostenendola, si voltò a cercare Corky. L'astrofisico si affannò attraverso il ponte per raggiungerli, gli occhi vacui per il terrore.
"Dobbiamo trovare un nascondiglio" pensò Tolland, senza ancora afferrare appieno l'orrore di quanto era appena successo. Istintivamente, i suoi occhi scalarono l'ordine di ponti sovrastanti. Le scalette che salivano al ponte di comando erano tutte all'aperto, e la plancia era una struttura a vetri: per l'elicottero, un bersaglio trasparente. Salire sarebbe stato un suicidio; non restava che una sola via di scampo.
Per un breve instante, Tolland contemplò l'idea di scappare sott'acqua con il Triton, al riparo dai proiettili. "Assurdo." Il batiscafo poteva ospitare soltanto una persona e il verricello impiegava dieci minuti buoni a calarlo attraverso la botola, nell'oceano, dieci metri più in basso. Inoltre, con le batterie e i compressori scarichi, il Triton avrebbe solo galleggiato nell'acqua, come un pezzo di sughero.
«Arrivano!» gridò Corky, indicando il cielo, con la voce stridula di paura.
Tolland non rivolse nemmeno lo sguardo verso l'alto. Indicò una vicina paratia, lungo la quale una rampa scendeva sottocoperta. Corky non ebbe bisogno d'incoraggiamento. A testa bassa, sgambettò verso l'apertura e scomparve al di sotto. Tolland cinse con fermezza la vita di Rachel e lo seguì. Ripararono sottocoperta, proprio mentre l'elicottero ritornava, sventagliando il ponte di proiettili.
Quando scesero giù per gli scalini a grata per raggiungere la piattaforma sottostante, Tolland sentì il corpo di Rachel irrigidirsi. Si voltò a guardarla, temendo che fosse stata colpita di rimbalzo da un proiettile, ma quando vide il suo volto si rese conto che si trattava di altro. Seguì il suo sguardo atterrito verso il basso e comprese.
Rachel era paralizzata, incapace di muovere le gambe. Fissava impietrita lo strano mondo sotto di lei.
Per via della sua configurazione SWATH, la
La voce di Tolland le sussurrò all'orecchio: «Rachel, va tutto bene. Guarda avanti, sono qui vicino a te». La spingeva gentilmente da dietro, cercando di persuadere le sue mani, serrate sul parapetto, a mollare la presa.
Fu allora che Rachel vide una goccia cremisi del suo sangue scorrere lungo il braccio e precipitare attraverso la grata. La seguì mentre cadeva e, senza vederla, intuì il momento esatto del contatto: gli squali si voltarono all'unisono, spinti dalla loro potente coda, scontrandosi in una frenesia torbida di pinne e denti affilati.
"Lobi olfattivi del telencefalo molto sviluppati… Percepiscono l'odore del sangue a un chilometro di distanza."
«Non guardare giù» ripeté Tolland, con voce forte e rassicurante. «Sono qui con te.»
Rachel sentì le mani di lui sui fianchi. Cercando d'ignorare il vuoto sottostante, si avviò giù per la passerella. Udì di nuovo il rumore del rotore dell'elicottero. Corky li precedeva già di molto, barcollando da una sponda all'altra deEa passerella, come ubriaco.
«Scendi le scale, Corky» gli urlò Tolland «poi vai verso l'ultimo pilone!»
Rachel comprese allora dov'erano diretti. Un po' più avanti, una serie di scalette a zigzag scendeva verso il mare. A livello dell'acqua, per tutta la lunghezza della
Rachel poteva solo sperare che Michael non intendesse farle fare una nuotata, ma la sua trepidazione aumentò quando lui aprì la porta di un armadietto metallico nel quale erano appese mute da immersione, tubi e boccagli, pinne, fucili da sub e giubbotti salvagente.
Prima che Rachel potesse aprire bocca, Michael afferrò una pistola da segnalazione. «Andiamo.»
Erano di nuovo in movimento.
Davanti a loro, Corky aveva raggiunto le scalette ed era già a metà strada. «Lo vedo!» Il suo grido, quasi gioioso, sovrastò il rumore delle onde.