L'uomo sussultò per il dolore, mentre si portava il microfono alle labbra. Poi, fissando Tolland, pigiò il tasto e parlò. «Qui Delta-Tre. Tutto bene. Distruggete il battello.»
115
Gabrielle Ashe tornò nel bagno privato di Sexton per arrampicarsi e uscire da dov'era entrata. La telefonata del senatore l'aveva messa in ansia. C'era stata certamente una pausa quando Gabrielle gli aveva detto di essere nel proprio ufficio, come se Sexton sapesse che lei stava mentendo. In tutti i casi, non era riuscita ad accedere al computer e adesso era indecisa sul da farsi.
"Sexton sta aspettando."
Arrampicandosi sul lavandino, pronta a sollevarsi, sentì il rumore di qualcosa che rotolava sulle piastrelle del pavimento. Con irritazione, vide che aveva fatto cadere un paio di gemelli da polso, che evidentemente erano stati lasciati sul bordo del lavabo.
"Lasciare le cose esattamente come si sono trovate."
Scese, raccolse i gemelli e li rimise sul lavandino; poi, invece di risalire, si fermò a osservarli. Normalmente li avrebbe semplicemente ignorati, ma quella sera le cifre sui gioielli catturarono la sua attenzione. Due "esse" intrecciate, come su quasi tutti, gli oggetti monogrammati di Sexton.
Gabrielle ricordò in un lampo la vecchia password del senatore: SSS. Ripensò al calendario da tavolo… POTUS… alle immagini della Casa Bianca sullo schermo del computer di Sexton; al nastro che sventolava all'infinito, con il suo messaggio speranzoso:
IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI SEDGEWICK SEXTON… IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI SEDGEWICK SEXTON… IL PEESIDENTE DEGLI…
"Possibile che sia così sicuro di sé?"
Ci sarebbe voluto poco per accertarsene. Ritornò in fretta nell'ufficio, si sedette al computer e digitò le sette lettere:
POTUSSS.
Incredula, vide svanire il salvaschermo. "Mai sottovalutare la vanità di un politico."
116
Il Crestliner Phantom filava nella notte, ma Corky Marlinson non era ai comandi. Sapeva che la barca avrebbe continuato a muoversi in linea retta, lungo il percorso di minima resistenza, con o senza un timoniere.
Corky era a poppa del motoscafo che sobbalzava, cercando di valutare la gravità della ferita alla gamba. Un proiettile era penetrato nella parte anteriore del polpaccio, mancando d'un soffio la tibia. Non c'era un foro d'uscita, quindi il bossolo doveva essere ancora conficcato nel muscolo. Non riuscì a trovare nulla per fermare l'emorragia: c'erano solo pinne, un boccaglio, un paio di giubbotti salvagente, ma nessuna valigetta del pronto soccorso. Freneticamente Corky aprì una cassetta e trovò qualche utensile, straccetti, olio lubrificante e nastro adesivo. Guardò la gamba insanguinata e si chiese di lì a quanto sarebbe stato finalmente al sicuro dagli squali. "Dio! Devo allontanarmi molto di più…"
Delta-Uno manteneva l'elicottero Kiowa basso sull'oceano, mentre scrutava nell'oscurità, cercando il Crestliner in fuga. Dando per scontato che la barca stesse cercando di allontanarsi il più possibile dalla
"Dovrei averlo già superato."
In situazioni normali, sarebbe bastato il radar per seguire le tracce della barca in fuga, ma con il sistema di disturbo elettronico del Kiowa, che creava un ombrello di interferenze per un raggio di chilometri, il radar era inefficace. Disattivare il sistema di disturbo era impensabile, almeno finché non avesse avuto la certezza che tutti quelli a bordo della
"Nessuno saprà mai la verità sul meteorite. Nessuno." Per fortuna, aveva altri modi per rintracciare il motoscafo. Perfino sull'insolito sfondo di un tratto caldo di oceano, localizzare l'impronta termica di una barca a motore sarebbe stato facile. La temperatura dell'acqua in quella zona era di trentacinque gradi, ma i gas di scarico del fuoribordo da 250 cavalli erano decine di gradi più caldi.
Corky aveva perso sensibilità nel piede e nella gamba.
Non sapendo che altro fare, s'era pulito il polpaccio con uno straccio e lo aveva avvolto con strati e strati di nastro adesivo. Quando aveva finito il rotolo, l'intera gamba era fasciata in uno stretto involucro argentato. L'emorragia si era fermata, ma i vestiti e le mani erano coperti di sangue.
Seduto sul fondo del Crestliner, che filava senza nessuno al timone, Corky si chiedeva per quale ragione l'elicottero non l'avesse ancora localizzato. Sollevò la testa per scrutare l'orizzonte verso poppa, aspettandosi di scorgere la
Si sentì d'un tratto rincuorato e gli tornò la speranza di riuscire a scappare. Forse l'avevano perso nel buio. Forse avrebbe raggiunto la costa!