Nel laboratorio, Rachel sapeva che le era rimasto poco tempo. Aveva sentito gli spari sul ponte e pregava che tutto stesse andando secondo i piani di Tolland. Non le interessava più chi ci fosse dietro la messinscena del meteorite, il direttore della NASA, Marjorie Tench o addirittura il presidente in persona; non aveva più importanza.
"Non la faranno franca, chiunque sia il responsabile. La verità verrà a galla."
La ferita al braccio non sanguinava più e l'adrenalina che le scorreva in corpo aveva messo a tacere il dolore e acuito la sua concentrazione. Trovò carta e penna e scribacchiò un messaggio di due righe, diretto e spiccio: lo stile forbito era un lusso che non si poteva permettere in quel momento. Allegò la nota alla pila di fogli che aveva in mano: le stampate del GPR e del microscanner elettronico, le immagini del
Inserì l'intera pila nel fax del laboratorio. Aveva poca scelta perché conosceva a memoria solo alcuni numeri, ma aveva già deciso chi sarebbe stato il destinatario. Compose il numero trattenendo il fiato. Pigiò il tasto dell'invio, pregando di avere scelto la persona giusta.
La macchina fece:
ERRORE: NESSUN SEGNALE
Rachel se l'aspettava. Le trasmissioni dalla
Dopo dieci secondi, la macchina emise di nuovo un segnale.
NUOVA CHIAMATA
"Sì!" Rachel osservò la macchina procedere in un ciclo perpetuo.
ERRORE: NESSUN SEGNALE
NUOVA CHIAMATA
ERRORE: NESSUN SEGNALE
NUOVA CHIAMATA
Abbandonando la macchina a se stessa, Rachel si precipitò fuori dal laboratorio proprio mentre la pale di un rotore si annunciavano con un rombo.
119
A duecentocinquanta chilometri dalla
Oltre l'immaginabile.
Sotto i suoi occhi, le copie digitali di dozzine di assegni bancari intestati a Sexton, provenienti da società aerospaziali private e depositati in conti anonimi nelle isole Cayman. L'assegno più modesto era di quindicimila dollari. Alcuni ammontavano a oltre cinquecentomila.
"Briciole" a detta di Sexton. "Tutte le donazioni sono sotto il limite legale dei duemila dollari."
Sexton le aveva sempre mentito, dunque. Davanti a Gabrielle, ecco le prove di un finanziamento illecito di enormi proporzioni. Avvertì sul cuore il doloroso peso del tradimento e della delusione. "Bugiardo!"
Si sentì, infangata, sciocca, ma soprattutto furibonda.
Sola, al buio, si rese conto di non sapere che cosa fare.
120
Una visione totalmente inattesa si presentò agli occhi di Delta-Uno mentre sorvolava in virata il ponte della
"Che cavolo…?"
Ad aggravare il suo sgomento, Rachel Sexton apparve sul ponte e si portò vicino a un uomo legato e sanguinante, ai piedi del batiscafo: non poteva essere che Delta-Tre. La donna gli puntò contro una delle mitragliette in dotazione alla Delta Force, poi alzò lo sguardo verso l'elicottero in atteggiamento di sfida.
Per un attimo, Delta-Uno si sentì disorientato, incapace di spiegarsi come tutto ciò fosse possibile. La Delta Force sbagliava raramente, com'era accaduto sulla banchisa, ma sempre per ragioni comprensibili; gli eventi di quella sera, invece, erano inimmaginabili.
L'umiliazione sarebbe stata terribile in qualunque circostanza, ma in quel momento era resa ancora più bruciante dalla presenza, assolutamente inusuale, di un'altra persona a bordo dell'elicottero.
Il capo.
Dopo l'assassinio al Roosevelt Memorial, il capo aveva ordinato a Delta-Uno di fare rotta verso un parco pubblico deserto poco distante dalla Casa Bianca. Seguendo le istruzioni del superiore, Delta-Uno era atterrato su un poggio erboso circondato da un boschetto. Il capo era emerso dall'oscurità per imbarcarsi sul Kiowa Warrior. Pochi secondi dopo erano di nuovo in volo.
Benché una diretta partecipazione del capo alle missioni fosse molto rara, Delta-Uno non avrebbe certo potuto protestare. Il suo superiore, preoccupato dal fallimento sulla banchisa di Milne e timoroso di destare sospetti e sollevare ulteriori questioni, lo aveva informato che avrebbe sovrinteso personalmente alle operazioni.
In quel momento, a bordo, era testimone di un altro clamoroso insuccesso.
"È ora di finirla. Subito."
Anche il capo, osservando la scena sul ponte della