A Fairfax, la centralinista dell'NRO stava perdendo la pazienza. «Come le ho già detto, non trovo nessun Jim Samiljan nella divisione Analisi e pianificazione.»
L'interlocutore insistette. «Ha provato altri modi di scrivere il nome? Altri uffici?»
La centralinista aveva già provato, ma ritentò. «Non c'è un dipendente con questo nome. Ho provato a scriverlo in tutti i modi» aggiunse dopo alcuni secondi.
La persona all'altro capo del telefono sembrò stranamente compiaciuta. «Quindi lei è certa che all'NRO non lavora nessun Jim…»
All'improvviso, nella linea ci fu una serie di scariche. Qualcuno urlò. La persona al telefono imprecò e, subito dopo, riappese.
A bordo del Kiowa, Delta-Uno urlava, furioso, cercando di riattivare il disturbatore elettronico. Aveva capito troppo tardi. Fra le tante spie del complesso pannello di fronte a lui, una piccola lucina aveva cercato di avvertirlo che, dalla
Prima che il pilota potesse inserire di nuovo l'ombrello elettronico, la trasmissione dalla nave s'interruppe da sola. Nel laboratorio, la macchina del fax lanciò un soddisfatto
IN COMUNICAZIONE… FAX INVIATO
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"Uccidere o essere uccisi." Rachel aveva scoperto una parte di sé di cui ignorava l'esistenza. Adesso agiva in funzione della sopravvivenza, con una forza interiore alimentata dalla paura.
«Cosa c'era in quel fax?» chiese la voce sintetica del Cryp-Talk.
Rachel fu sollevata nel sentire la conferma che il fax era stato trasmesso come programmato. «Andatevene» intimò nel CrypTalk, guardando con odio l'elicottero che si librava sopra la sua testa. «È finita. Non ci sono più segreti.» Elencò ai suoi aggressori le informazioni appena trasmesse: una mezza dozzina di pagine di testo e foto, prove incontrovertibili dell'inganno del meteorite. «Ucciderci non farebbe che peggiorare la vostra situazione.»
Ci fu una lunga pausa. «A chi ha mandato il fax?»
Rachel non aveva alcuna intenzione di rispondere. Voleva guadagnare tempo. Lei e Michael Tolland si erano piazzati vicino all'apertura nel ponte, allineati con il Triton per impedire così al Kiowa di sparare senza colpire il soldato che ancora penzolava dai bracci meccanici del batiscafo.
«A William Pickering?» Il tono, stranamente, sembrava esprimere una speranza. «Ha mandato il fax a William Pickering?»
"Sbagliato" pensò Rachel. Pickering era stato il primo al quale aveva pensato, ma era stata costretta a scegliere qualcun altro, per timore che il direttore dell'NRO fosse già stato eliminato; una mossa che avrebbe solo confermato la fredda determinazione del nemico. Prendendo una decisione disperata, Rachel aveva composto l'unico altro numero di fax che conosceva a memoria.
Quello dell'ufficio del padre.
Il numero di fax del senatore Sexton le era rimasto dolorosamente impresso dopo la morte della madre, quando il padre aveva preferito risolvere le questioni relative all'eredità senza incontrare Rachel di persona. Non avrebbe mai pensato di doversi rivolgere a lui in cerca d'aiuto, ma quella notte le era sembrato la persona ideale, dotata di due requisiti fondamentali: le motivazioni adeguate per rendere pubblici i dati riguardanti il meteorite e l'influenza sufficiente per ricattare la Casa Bianca e forzarla a richiamare la squadra assassina.
A quell'ora, peraltro, quasi certamente suo padre non sarebbe stato in ufficio, blindato come la camera di sicurezza di una banca. In effetti, Rachel aveva inviato i documenti in una cassaforte con apertura a tempo, che non si sarebbe dischiusa fino alla mattina seguente. Anche se il nemico avesse localizzato il destinatario, era praticamente impossibile che qualcuno filtrasse attraverso le maglie della sicurezza federale del palazzo del Senato Philip A. Hart per introdursi indisturbato nell'ufficio.
«La persona che riceverà quel fax è in grave pericolo. Chiunque essa sia» disse la voce dall'elicottero.
Rachel dovette soffocare la paura e ricordare a se stessa di essere in una posizione di vantaggio. Indicò il soldato ancora intrappolato nei bracci meccanici del Triton, sanguinante e sospeso dieci metri sopra l'oceano. «L'unica persona in pericolo è il vostro agente» sibilò nel CrypTalk. «È finita. Le informazioni sono state trasmesse. Avete perso. Andatevene o quest'uomo morirà.»
«Signora Sexton, lei non si rende conto della gravità…»
«Non mi rendo conto?» esplose Rachel. «Mi rendo conto che uccidete degli innocenti! Che il meteorite è un falso e che non la farete franca! Nemmeno se ci ammazzerete tutti! È finita!»
Ci fu una lunga pausa. Poi la voce annunciò: «Vengo giù».
Rachel avvertì i muscoli entrare in tensione. "Giù?"
«Sono disarmato» disse la voce. «Non faccia niente di avventato. Io e lei dobbiamo parlare a faccia a faccia.»