Si era coricato presto, come sempre. Cenava insieme all’equipaggio, ma si defilava subito dopo e andava a letto che gli ultimi raggi di sole s’erano spenti da poco sul mare. Non si fidava dei suoi compagni di viaggio, perciò si costringeva a lunghi dormiveglia, finché dal ponte non giungevano più rumori. Quella sera però la nave scivolava placida su un mare liscio come l’olio e Sennar si era assopito prima del solito.
I passi furtivi lungo le scale si confusero con lo sciabordio dell’acqua. Gli scricchiolii del legno si persero tra lo zampettio dei topi.
Non vi fu alcun rumore quando il pugnale venne estratto.
La lama scintillò alla luce della lampada a olio.
Fu allora che Sennar si svegliò di soprassalto. Era abituato a dormire sui campi di battaglia e i suoi sensi erano diventati vigili. Vide solo un bagliore e un ghigno beffardo a un soffio dal suo volto. Scartò di lato e si buttò giù dal cassone. La lama fendette il cuscino.
Il pirata non riuscì a tentare un secondo assalto. All’improvviso il pugnale si fece incandescente tra le sue mani e lui fu costretto a lasciarlo cadere con un urlo.
Sennar era in piedi accanto alle scale. Aveva gli occhi chiusi e recitava una lenta litania.
«Che cosa diavolo...» Mormorò l’uomo tra i denti, ma non ebbe il tempo di finire la frase. Cadde a terra, muto e rigido come un’aringa affumicata e iniziò a roteare gli occhi terrorizzati.
Il mago dischiuse le palpebre, prese fiato, cercò di controllare il tremito alle mani. Aveva avuto paura, inutile negarlo, ma era anche furibondo. «Tutti qua!» urlò a pieni polmoni. «Tutti qua!»
Dal boccaporto spuntarono facce insonnolite. Aires scese le scale, a piedi nudi e fasciata in una lunga camicia bianca che lasciava poco all’immaginazione. Gettò un’occhiata al pirata steso a terra e quello ricambiò con uno sguardo supplice.
«Che cosa succede qui?» chiese minacciosa.
Sennar non si lasciò intimidire. «Nulla, a parte il fatto che mi avete sottovalutato.»
«Qualsiasi cosa tu gli abbia fatto, liberalo subito» sibilò la donna tra i denti.
«Con calma, Aires. Prima ci tengo a chiarire un paio di cose. Punto numero uno: se credevate di aver trovato un pollo da spennare, avete sbagliato i conti. Punto numero due» Sennar indicò il pirata immobilizzato «questo è ciò che capita a chi si mette in testa di farmi del male. E stasera sono stato clemente.»
Nella stiva scese il silenzio. Aires rimase al suo posto, con un’espressione indecifrabile. Poi le sue labbra si piegarono in un sorriso sardonico. «E bravo il nostro mago. Allora c’è dell’altro, sotto quel bel faccino.» Si avvicinò a Sennar e gli accostò la bocca all’orecchio. «Facciamo un patto. Io tengo a freno le intemperanze dei miei, ma tu toccane ancora uno e ti giuro che mi occuperò personalmente di fartene pentire.»
«Affare fatto» sussurrò il mago, sudando freddo.
Aires si voltò verso gli uomini affacciati al boccaporto. «Lo spettacolino è finito, gente. Torniamocene a dormire.» Quindi risalì con tutta calma in coperta e scomparve.
Rimasto solo nella stiva, Sennar tirò un sospiro di sollievo. Poi gli cadde l’occhio sul pirata a terra. Sbuffò, pronunciò una breve formula e sciolse l’incantesimo.
L’uomo imboccò le scale di corsa, senza voltarsi indietro.
Il giorno seguente, Sennar venne accolto sul ponte con sguardi a metà tra l’ammirazione e il timore. Lo “spettacolino”, come l’aveva chiamato Aires, aveva fatto effetto. Nessuno provò più a intrufolarsi nella stiva e il mago, seppur tenendosi in disparte, iniziò a godersi il viaggio.
La nave era bellissima, di un legno scuro che Sennar non conosceva e che la rendeva minacciosa e maestosa al tempo stesso. Il suo colore metteva in risalto le vele sanguigne che garrivano al vento. La chiglia affusolata non misurava più di una trentina di braccia da poppa a prua e la murata non era molto alta. Era un’imbarcazione fatta per volare sui flutti e ghermire le prede, rapida e imprendibile. Esclusi il capitano e la bella Aires, i marinai erano circa una ventina.
La figura che aveva scorto sulla prua la notte della partenza era un demone: il busto partiva dal legno della nave e vi si fondeva come se emergesse dalla chiglia stessa. Sul petto scolpito si innestava un collo taurino, che sosteneva una testa mostruosa; al posto dei capelli aveva lunghi serpenti ritorti e le fauci spalancate mostravano denti simili ad aculei. Quando il veliero filava sulle onde, sembrava che la polena si facesse beffe dell’oceano, irridendolo con il suo sorriso mostruoso. Sennar non capiva molto di imbarcazioni, ma trovava che quella nave fosse magnifica.
Ogni mattina, il mago vedeva il capitano ritto a prua, a godere della brezza e a contemplare la sua creatura che scivolava sull’acqua come una piuma. Era affascinato da quell’uomo. Tutta la ciurma aveva qualcosa che lo attirava.