Il primo con cui fece amicizia fu il ragazzo biondo. Si chiamava Dodi, era il mozzo di bordo. Aveva quindici anni e si era imbarcato quando ne aveva dieci. Era figlio illegittimo di uno della ciurma; il padre non aveva voluto saperne di lui, ma alla morte della madre aveva deciso di portarlo con sé.
Visto che Sennar non riusciva ad abituarsi al movimento della nave e continuava a soffrire di mal di mare, Dodi si era eletto a suo guaritore. «Anch’io stavo così, all’inizio. Ma non ti preoccupare: una bella aringa sotto sale e ti passa tutto.»
Il mago però si dimostrò refrattario a ogni tipo di rimedio. Gallette del marinaio, pane raffermo, acciughe, carne essiccata: niente sembrava placare la nausea.
Una sera Dodi gettò la spugna. «Per gli dèi dell’oceano! Con te è proprio tutto inutile. Insomma, se sei un mago, perché non ti curi da solo?»
Sennar spostò la testa giusto quel tanto da guardarlo di sbieco. Di più il mal di mare non gli permetteva. «Credi che se potessi non lo farei?»
Dodi strabuzzò gli occhi. «Fammi capire, un mago non sa risolvere un problema così semplice?»
Suo malgrado, Sennar fu costretto a proseguire la conversazione. «Non è che non ne sia capace. È un po’ più complicato. Compiere magie fa perdere parecchie energie.» Sennar trattene un conato e maledisse tra sé tutte le onde dell’oceano, a una a una. «Se fai un incantesimo quando stai bene e sei riposato, il peggio che può succederti è di stancarti. Un po’ come dopo una corsa, hai presente?»
«O dopo aver lavato da cima a fondo il ponte» ridacchiò il mozzo.
«Esatto.» Sennar sorrise e fece un’altra pausa, per cercare di calmare i sussulti dello stomaco. «Ma se stai male, una magia ti fa solo stare peggio. Al massimo puoi cercare di accelerare la guarigione di una ferita mezzo rimarginata, ma di più non è possibile. Insomma, come mago al momento sono fuori combattimento.»
«Me li immaginavo più robusti, i maghi.»
Sennar scosse la testa. «Ma scusa, i guerrieri non si stancano forse a combattere? E i maghi si stancano a fare magie. E poi dipende dagli incantesimi. La levitazione è molto faticosa, ma potrei tenere acceso un fuocherello tutta la notte e al mattino avere solo un po’ di affanno. Ovviamente, più il mago è bravo e potente, meno le sue energie si esauriscono, ma tutti abbiamo dei limiti. Le magie impegnative richiedono enormi sforzi anche ai maghi più...» Sennar si interruppe di colpo e chiuse gli occhi. Un’altra parola e avrebbe vomitato quel poco che aveva mangiato.
«Mago... ci sei?» chiese Dodi.
«Sì, sì. Va tutto bene.»
«Ma per il resto» insistette il ragazzino «a parte la stanchezza, fate quel che vi pare, no?»
«Non proprio. Conosci la differenza tra la magia del Consiglio e quella del Tiranno?»
Dodi fece cenno di no.
«La magia del Consiglio, che è l’unica permessa, si basa sulla capacità di piegare la natura al proprio volere. Per questo i maghi sono sapienti: devono conoscere le leggi del mondo per poterle assecondare e guidarle con i propri incantesimi. Un mago non sovverte la natura, la indirizza verso i propri fini. È un’arte complessa.»
«Cos’è che non puoi fare, per esempio?» domandò Dodi, interessato.
Sennar rifletté. Il mal di mare gli annebbiava anche il cervello. «Non posso creare le cose dal nulla, né modificare l’essenza di una creatura, tipo trasformare un maiale in un uccello. Al massimo posso trasfigurarlo, fargli assumere solo l’aspetto di un uccello. Non posso forzare gli elementi: niente pioggia quando c’è siccità o sole estivo in pieno inverno. Però posso prolungare la pioggia per un certo periodo di tempo, rafforzare l’intensità del vento e così via.»
«E quello che hai paralizzato l’altro giorno? Non mi sembra tanto una cosa naturale...»
«Ha cercato di aggredirmi e ho rivolto contro di lui la sua violenza. Niente di più.»
Dodi aveva un’espressione assorta. «È complicato.»
«Infatti non tutti sono maghi» chiosò Sennar. «E poi, la cosa più importante:
Non posso uccidere con la magia. Togliere la vita è il sovvertimento massimo della natura. Tanto è vero che molte Formule Oscure del Tiranno si basano su quello. Ecco perché sono proibite.»
«Spiegati meglio. Questo sì che mi interessa» disse Dodi.
Sennar gli rivolse uno sguardo serio. «Non dovrebbe, invece. La magia del Tiranno ha come unico scopo lo stravolgimento delle leggi naturali. Prendi i fammin. Sono creature nate dall’unione di più specie diverse, forzate insieme da un incantesimo proibito: esseri sanguinari dediti solo alla morte. Le formule proibite portano sempre con sé morte e distruzione, non si viola impunemente l’ordine delle cose. Inoltre, il mago che le pronuncia, incantesimo dopo incantesimo, corrompe il proprio spirito e porta il male nel mondo.»
Dodi sembrava colpito. «Ma tu come fai a sapere tutte queste cose?» chiese dopo un po’. «Sì, insomma, il Consiglio, il Tiranno... cosa c’entrano con te?»
«Niente, non c’entrano niente. Ho studiato, tutto qui» tagliò corto Sennar.
Il mozzo rimase in silenzio per qualche istante. «Comunque, mi devi cinque dinar, mago.»