«E con questo? Per quel che ne sappiamo, quel tentativo potrebbe anche non esserci mai stato» ribatté lei con aria di sfida.
Sennar scosse la testa. «Sì che c’è stato. Ne sono sicuro. Subito dopo, un ambasciatore del Mondo Sommerso si presentò al Consiglio dei Re e intimò di non osare più avvicinarsi al loro regno, se non volevano attirare su di sé terribili catastrofi. È riportato in tutti gli annali storici che ho consultato, e sempre nello stesso modo. Se gli invasori sono arrivati fin là, significa che la mappa originale era giusta. Quindi questa, che ne è la copia, indica con esattezza l’ubicazione del Mondo Sommerso.» Aveva parlato tutto d’un fiato. Si riappoggiò allo schienale della sedia con aria soddisfatta.
La donna alzò gli occhi al cielo. «Ma cosa vuoi che indichi?» sbuffò. «È illeggibile.»
Sennar non si diede per vinto. «L’ho studiata a lungo. Dimmi che cosa non capisci.»
Lei accostò la sedia a quella di Sennar e si avvicinò tanto che le loro spalle si sfiorarono. Indicò alcuni punti sulla mappa. «Questi confini non assomigliano a nessuna costa che io conosca. Qui c’è una macchia indefinita. Queste isole non esistono. E poi, che cos’è questo sgorbio?»
Sennar era confuso. La vicinanza di quella donna lo distraeva e al solo contatto della sua spalla sentiva un brivido corrergli lungo la schiena. Allontanò un po’ la sedia. «La costa è quella occidentale della Terra del Mare, l’ho riconosciuta confrontandola con altre cartine. La macchia è un’isola sconosciuta, mentre l’arcipelago che vedi è quello di Ooren, le Isole Invernali. Quello che tu chiami “sgorbio” è l’ingresso del Mondo Sommerso.» Esitò. «È un gorgo, per la precisione.»
La donna scoppiò a ridere. «Tu sei pazzo! E io dovrei buttarmi in un gorgo con la mia nave?»
«No, tu devi solo portarmi nei dintorni e darmi una barca. Io andrò nel gorgo e tu te ne potrai tornare a casa con un milione di dinar in tasca» disse Sennar, poi inghiottì un ultimo sorso di Squalo.
La donna lo guardò. Negli occhi neri brillava un lampo di ironia. «Mi pagherai un milione di dinar per suicidarti, insomma. Originale. Impiccarti a un albero ti sembrava troppo facile?»
Sennar ripiegò la mappa e se la mise in tasca senza una parola.
«Toglimi una curiosità: perché lo fai?» chiese lei.
Sennar pensò che non fosse prudente dirle la verità. Si tenne sul vago. «Sono un mago. Ho una missione da compiere laggiù.»
La donna tacque per qualche istante. Poi si alzò dalla sedia e si appoggiò al tavolo. «Partiamo domani notte. La nave sarà ormeggiata nell’insenatura oltre questo promontorio.»
Anche Sennar si alzò, incredulo. È fatta! Le porse la mano. «Io mi chiamo Sennar. Ora mi puoi dire il tuo nome, non credi?»
Lei sorrise e lo guardò fisso negli occhi. «Il mio nome costa un milione di dinar.»
2
Pirati.
Non c’era luna quella sera. Era una notte perfetta per salpare in segreto. Mentre i suoi passi affondavano nella sabbia della spiaggia buia, Sennar sentì che all’ansia per la partenza si sommava un’altra sensazione: il desiderio di rivedere quegli straordinari occhi neri.
Per tutto il giorno non era riuscito a togliersi dalla mente la donna misteriosa. Quando la vide in lontananza, il suo cuore ebbe un sussulto.
Lei lo aspettava davanti all’imboccatura della grotta. Lo illuminò in pieno volto con una lanterna, accecandolo. «Possiamo andare.»
Si incamminarono verso la caletta dove era ormeggiata la nave. Sennar al buio non riuscì a scorgere molto. Doveva essere un’imbarcazione veloce, perché la chiglia era lunga e affusolata, e fendeva appuntita l’acqua. La prua era decorata con qualcosa che non era facile distinguere, una figura umanoide dalla cui bocca sporgeva una chiostra di denti appuntiti.
«Sai nuotare, vero?» chiese la donna.
Sennar la guardò perplesso. «Nuotare?» Ma lei si era già tuffata in mare e avanzava a grandi bracciate verso l’imbarcazione.
Sennar rimase sulla riva, attonito. E va bene, se la metti così... Un istante dopo, sul mare si disegnò una via luminosa che congiungeva la spiaggia alla fiancata della nave.
Sennar ci camminò sopra con aria trionfante, fino a raggiungere la donna. «Fa freschino, stasera. Vuoi unirti a me?»
Lei gli indirizzò un sorriso sprezzante. «Ci vediamo a bordo.»
Sennar arrivò sulla nave a fatica. A un paio di braccia dalla fiancata, la passerella luminosa aveva iniziato a dare segni di cedimento e c’era voluta una notevole concentrazione per giungere a destinazione senza fare il bagno. A un profano forse non sarebbe sembrato, ma era una magia difficile e piuttosto impegnativa.
La donna era ferma sul ponte, avvolta in un mantello. Quando vide che Sennar aveva il fiatone, gli rivolse un sorriso sprezzante.