Marcovaldo, certe volte (иногда: «определенные разы»), per passare il tempo (чтобы занять: «провести» время), seguiva un gatto (следил/следовал за котом;
Marcovaldo, certe volte, per passare il tempo, seguiva un gatto. Era l'intervallo del lavoro tra la mezza e le tre, quando, tranne Marcovaldo, tutto il personale andava a casa a mangiare, e lui — che si portava la colazione nella borsa — apparecchiava tra le casse del magazzino, masticava il suo boccone, fumava un mezzo toscano e girellava lì intorno, solo e ozioso, aspettando la ripresa. In quelle ore, un gatto che facesse capolino da una finestra era sempre una compagnia benvenuta, e una guida per nuove esplorazioni. Aveva fatto amicizia con un soriano, ben pasciuto, fiocco celeste al collo, certamente alloggiato presso qualche famiglia benestante. Questo soriano aveva in comune con Marcovaldo l'abitudine della passeggiata di primo dopopranzo: ne nacque naturalmente un'amicizia.
Seguendo l'amico soriano (следуя за тигровым другом), Marcovaldo aveva preso a guardare i posti come attraverso i tondi occhi d'un micio (начал смотреть на местность как бы круглыми глазами кота) e anche se erano i soliti dintorni della sua ditta li vedeva in una luce diversa (и даже если это были обычные окрестности его фирмы, он видел их в другом свете), scenari di storie gattesche (сцены кошачьей жизни), con collegamenti praticabili solo da zampe felpate e leggere (с соединениями, выполнимыми только мягкими легкими лапами). Sebbene il quartiere dall'esterno sembrasse povero di gatti (несмотря на то, что снаружи квартал казался небогатым котами), ogni giorno nei suoi giri (каждый день на своих прогулках) Marcovaldo faceva conoscenza con qualche muso nuovo (знакомился с какой-нибудь новой мордой), e bastava un gnaulio (и было достаточно мяуканья), uno sbuffo (фырканья), un tendersi del pelo su una schiena arcuata (натяжения шерсти на согнутой в дугу спине) per fargli intuire legami e intrighi e rivalità tra loro (чтобы он догадался о связи, интригах и соперничестве между ними).
Seguendo l'amico soriano, Marcovaldo aveva preso a guardare i posti come attraverso i tondi occhi d'un micio e anche se erano i soliti dintorni della sua ditta li vedeva in una luce diversa, scenari di storie gattesche, con collegamenti praticabili solo da zampe felpate e leggere. Sebbene il quartiere dall'esterno sembrasse povero di gatti, ogni giorno nei suoi giri Marcovaldo faceva conoscenza con qualche muso nuovo, e bastava un gnaulìo, uno sbuffo, un tendersi del pelo su una schiena arcuata per fargli intuire legami e intrighi e rivalità tra loro.