Beth si chiese quale altra informazione fosse programmato a fornire il computer, ma non diede seguito alla sua curiosità. Prese lo stampato e lo aprì sulla scrivania per studiarlo. C’erano i disegni della pianta della casa, disegni eseguiti con grande abilità, probabilmente da Rich. Vide un ascensore e due rampe di scale poste a ogni piano sul fronte e sul retro, mentre la terrazza che circondava la cupola sul tetto era raggiungibile a piedi o in ascensore.
Studiata la pianta della casa, ritornò al menu con una certa riluttanza e selezionò "Vittime". Sul monitor apparve la scritta:
La tua prima vittima è Rich Schoen. Buona fortuna.
Il messaggio svanì, Beth si ritrovò nuovamente davanti al menù e si mordicchiò il labbro. Beth pensò che compiendo quella stessa operazione uno degli altri doveva aver letto il suo nome sullo schermo. Uno di loro stava selezionando un’arma, stava mettendo a punto un piano. Il computer la abbagliò con un nuovo messaggio e Beth chiuse istintivamente gli occhi.
Desideri che ti mostri ancora le armi?
«No» rispose bruscamente. «Sai dov’è Gary?»
«SÌ, BETH.»
«Dov’è?»
«MI DISPIACE. NON MI È PERMESSO FORNIRTI QUESTA INFORMAZIONE.»
«Va’ al diavolo» mormorò, e si voltò verso la porta. Solo allora si accorse di aver comunicato con quella dannata macchina senza la tastiera. Quindi Gary aveva messo a punto un computer geniale, pensò, un computer che capiva un linguaggio parlato non programmato. Beth si rese conto che quella era una delle cose che Gary voleva sperimentassero da soli. Ma cos’altro dovevano sperimentare?
Aprì la porta e uscì dalla stanza appena in tempo per scorgere qualcuno in fondo alla curva del corridoio che si ritraeva e rientrava in fretta nella stanza, ma non riuscì a identificare chi fosse. All’improvviso provò una fitta allo stomaco, forse causata dalla paura, dall’ansia o dal nervosismo. «Per l’amor di Dio» mormorò «è solo un gioco!» In quel momento però capì che altri avrebbero preso il gioco seriamente e avrebbero fatto di tutto per vincere, per guadagnare punti e far pendere le decisioni a proprio vantaggio all’assemblea degli azionisti di lunedì. Per la prima volta dalla nascita della società il suo voto era importante per qualcuno, abbastanza importante da motivare un
Beth vagò per la casa per qualche tempo ma non riuscì a trovare suo marito. Provò l’ascensore, andò sul tetto a vedere la terrazza, diede uno sguardo alla cucina e infine s’imbatté nella sala d’esposizione nel seminterrato dove si trovava la teca in cui erano esposte le armi. C’erano delle stupide pistole ad acqua a forma di drago, una cerbottana con le pallottole, i dischetti avvelenati. Beth giunse alla conclusione che ogni arma doveva trovarsi in uno scomparto monitorato dal computer. Non avrebbe saputo come altro spiegare il fatto che la macchina sapesse chi aveva prelevato un certo tipo di arma, dal momento che non era riuscita a individuare alcuna telecamera. Si allontanò dalla teca e osservò la stanza. Erano esposti tutti i computer della Bellringer Company a partire dal primo, che ora aveva un aspetto antiquato e assomigliava più a un giocattolo che a una macchina realmente funzionante, fino al più recente, che aveva tutta l’aria di costare centinaia di migliaia di dollari. Ogni software di base era stato esposto su un impeccabile supporto in resina acrilica. Appese ai muri campeggiavano le foto ingrandite dei chip di silicio. Misuravano almeno un metro e mezzo per due ed erano bellissime.
«Di grande effetto, vero?»
Si voltò di scatto e vide sulla soglia Harry e Laura Westerman. Nessuno dei due sembrava avere in mano un’arma. Poi, alle loro spalle, vide Alexander e tirò un sospiro di sollievo ricordandosi che il gioco prevedeva un solo testimone. Sarebbero stati al sicuro in gruppi di quattro o più persone.
Laura rise. «Abbiamo deciso di andare in giro a gruppi. È come trovare il quarto giocatore per una partita a bridge. Hai già scelto l’arma?»
Beth si strinse nelle spalle. «Forse. E tu?»
Alexander avanzò strascicando i piedi e guardando ripetutamente Laura, Beth e Harry Westerman. «Ora siamo in quattro, prendiamo le armi così me ne vado. Devo sbrigare ancora alcuni affari, stasera.»