Читаем La casa che usside полностью

«Scusate» mormorò Beth raggiungendo Jake al buffet. D’un tratto avvertì nuovamente la consapevolezza della corporatura di Jake, di cui invece tendeva a dimenticarsi quando era seduto o in piedi in mezzo a una stanza. Era alto più di un metro e ottanta, aveva spalle larghe e un torso massiccio, ma in quello stesso istante Beth capì che non si serviva della sua stazza come un’arma, e questo era importante. Si sentiva confusa riguardo al peso che quella particolare riflessione poteva avere. In quel momento non riuscì a darsi una spiegazione, ma sapeva che era importante. Mio Dio, cosa sarebbe successo se allo smisurato ego di Gary fosse corrisposta una simile corporatura? Il solo pensiero la fece rabbrividire.

Jake le sorrise, le fece posto davanti al buffet, si voltò verso Rich e riprese la conversazione. «Quindi al momento la casa può operare su quattro modalità. Accidenti, è davvero impressionante. Sicurezza, gestione della casa, manutenzione e… giardino? Ma certo, perché no? Il computer controlla l’irrigazione automatica, la concimazione, la creazione di una dozzina di differenti microclimi. Rich, Alexander, mio Dio! Tanto di cappello.»

Rich mostrava un grande sorriso e Alexander si contorceva per l’imbarazzo e la soddisfazione. Jake era capace di avere questo effetto sulle persone, pensò Beth. Era prodigo di complimenti e sembrava non mostrare la minima invidia nei confronti dei risultati altrui. Una volta Beth aveva assistito alla fine di una partita a scacchi tra lui e Gary. Gary aveva vinto e se n’era vantato fino a diventare sgradevole, ma Jake aveva ricostruito le ultime dieci mosse per mostrarle la bellezza della trappola finale allestita dall’amico. Naturalmente Jake avrebbe accettato il folle gioco di quel fine settimana, l’avrebbe trovato eccitante e divertente esattamente come Gary. Ora però, osservandolo, Beth si rese conto che la causa della sua euforia era Smart House. Rimase nuovamente colpita da quanto Jake sembrasse più giovane con le lenti a contatto rispetto agli spessi occhiali con cui era abituata a vederlo. Quel cambiamento e il suo entusiasmo le diedero la sensazione che fosse diventato un estraneo, non più l’ospite di famiglia che di rado veniva a farle visita. L’eccitazione e la soddisfazione di Jake contagiarono anche Alexander e Rich, e Beth si sentì fuori posto, incapace di condividere le stesse emozioni.

Beth ascoltava senza prestare troppa attenzione alle parole, e mentre si preparava un panino si rese conto che stavano tutti sperimentando Smart House, ciascuno a proprio modo, esattamente come lei. «Quindi i due processori devono essere utilizzati in un sistema parallelo» proseguì Jake sedendosi a tavola con Rich e Alexander. «Il buon vecchio BOS e il nuovo arsenoid celsium, e questo costa una fortuna ma, buon Dio, li vale tutti quei milioni di dollari!» Rise in modo schietto e spontaneo mentre la risata di Rich fu più simile a un vago brontolio.

Beth terminò di comporre i vari cibi che avrebbero costituito il suo pranzo e lasciò gli uomini a parlare. Sulla soglia si voltò a guardarli cercando di capire se qualcuno di loro fosse già stato ucciso. Rich certamente no, era lei ad avere il suo nominativo, e al piano di sopra, nella tasca della gonna, aveva pronta l’arma del delitto, un palloncino.

Si fermò un istante nel corridoio in preda all’indecisione, poi scelse di andare a mangiare nell’atrio. C’era una gran tranquillità e dopo avrebbe potuto prendere il caffè al bar. Posò il piatto su un tavolinetto leggermente appartato.

Ora poteva apprezzare a pieno la cupola di vetro sul tetto dell’edificio che lasciava penetrare il sole illuminando il muro di pietra dietro alla piscina. Il colore delle pietre della parete variava, alcune erano grigie, altre nere, e Beth pensò si trattasse di ossidiane, altre di un rosa che avrebbe potuto essere sabbia. Sulle rocce crescevano muschi e licheni, l’acqua della cascata colava giù lentamente, poi svaniva e riappariva tuffandosi nella piscina. Terminò di mangiare e si stese sulla sdraio a contemplare i giochi di luce dall’altra parte dell’atrio.

Si assopì e quando si risvegliò si sentì disorientata, non sapeva più dove si trovava. Poi udì la cupa risata di un uomo e un’imprecazione. Era la voce di Gary.

«Se non sbaglio il tuo computer lo ha definito un corpo contundente. Sei morto. Harry, puoi testimoniare?» Questa volta era la voce di Rich.

«Certo» rispose Harry. «Possiamo usare il computer nel bar.»

Si avvicinarono al suo angolo di visuale. Gary aveva un’aria accigliata. Uno dopo l’altro digitarono qualcosa sulla tastiera e il computer li ringraziò chiamandoli per nome.

«E ora vado a conoscere la mia nuova vittima e a recuperare una nuova arma. Divertente questo gioco, Gary. Ci vediamo ragazzi.» Rich si diresse lentamente verso la porta sul retro. Poco dopo Harry fece altrettanto e Gary cominciò ad avanzare verso Beth. Come la vide, si fermò.

«Vorrei parlarti» gli disse Beth raggiungendolo vicino al bar.

«La prossima settimana.»

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