Читаем La missione di Sennar полностью

Il volto della ragazza era rigato dalle lacrime. «Quante volte mi sono ripetuta che non potevo vivere solo per vendicarmi, Sennar? Tu lo sai quanto ho lottato... E per cosa?»

«Ti sbagli» disse Sennar.

Nihal continuò a guardare davanti a sé, con lo sguardo perso. «Non lo vedi, Sennar? La mia vita è un disegno perfetto. Combatto perché un giorno i miei genitori mi consacrarono a un dio di cui non conoscevo neppure il nome. Gli incubi mi perseguitano per indurmi a raccogliere otto maledette pietre in giro per il mondo. È già tutto scritto, tutto deciso. Sono un’arma nelle mani di qualcuno, non ho il diritto di essere una persona.»

Sennar la costrinse ad alzarsi e la prese tra le braccia, poi la strinse. «La tua vita è solo tua, Nihal, è questa l’unica cosa che conta. Ora andiamocene e dimentichiamo tutta questa storia.»

27

Un esercito di morti.

Sul finire del viaggio di ritorno, Nihal e Sennar notarono che qualcosa non andava. A mano a mano che si avvicinavano a Laodamea, l’aria sembrava sempre più carica di elettricità e i villaggi che sorvolavano erano percorsi da una strana agitazione.

D’un tratto videro un puntino nero volare loro incontro nell’aria. Nihal temette che potesse essere un nemico e sguainò la spada, ma si accorsero presto che era Ido in groppa a Vesa.

Lo gnomo fece loro segno di atterrare su una bassa collina.

«Come mai da queste parti? Vieni a scortarci?» scherzò Sennar, mentre gli andava incontro. Poi vide il viso dello gnomo, serio e tirato.

«Cosa è successo?» chiese Nihal preoccupata.

«In vostra assenza le cose sono precipitate. È scattata un’offensiva senza precedenti contro la Terra dell’Acqua: l’esercito del Tiranno sta per raggiungere la barriera eretta dalle ninfe. La battaglia è imminente, Nihal. C’è bisogno di te sul campo.» Ido rimontò in sella. «Seguitemi.»

La testa di Nihal si svuotò in un istante di tutti i pensieri che l’avevano accompagnata fino a quel momento. Risalì sulla groppa di Oarf e lo incitò a volare il più veloce possibile, mentre Sennar si stringeva a lei.


Ido li condusse al vasto altopiano della Terra dell’Acqua che si affacciava sul confine con quella del Vento. Appena arrivarono, Laio corse incontro a Nihal, pallido e spaventato.

«Sta succedendo qualcosa... qualcosa di strano...» disse mentre la accompagnava allo schieramento delle sue truppe.

«Che cosa intendi dire?» chiese lei, affrettando il passo.

«Io... ho paura di quello che ho visto, Nihal.»

La ragazza si fermò a guardarlo negli occhi e per un istante ebbe un oscuro presentimento. Nihal non aveva mai avuto paura in battaglia, ma nell’espressione di Laio c’era qualcosa che la raggelò.

«Va’ nella tenda e non uscire, la situazione è grave» tagliò corto, poi si allontanò.

Tutti erano al proprio posto. Nihal cercò con gli occhi Sennar e lo vide accanto a Mavern. Con lui c’era anche Soana. Che cosa sta succedendo, maledizione? Scosse la testa, non era il momento di farsi prendere dalla preoccupazione. Doveva essere lucida e concentrata.

Si calò l’elmo sulla fronte e avanzò con Oarf fino alla prima linea. In lontananza, davanti a sé, vide le ninfe intente a erigere la barriera. Erano disposte su più file, l’una accanto all’altra, le mani tese verso l’alto. Con stupore, Nihal riconobbe Astrea. Dritta in tutta la sua altezza, la regina pregava per la sua Terra al fianco delle altre ninfe. Era cambiata rispetto alla prima volta che Nihal l’aveva vista. La sua bellezza diafana era quasi opaca, appesantita da un dolore che doveva averla lacerata a lungo.

Tutto taceva. Di solito i fammin avanzavano levando grida belluine che gelavano il sangue nelle vene. Ma ora niente, solo silenzio. Nihal aveva paura e non sapeva di cosa. Non della morte, quella non l’aveva mai temuta. Una paura più profonda, sottile e terribile.

Poi dalla Terra del Vento comparve il nemico. I combattenti del Tiranno non erano fammin. Sembravano uomini e avanzavano muti, ordinati, quasi con calma. Al posto delle solite armature nere indossavano corazze cineree. Quando videro la barriera non batterono ciglio. Le preghiere delle ninfe aumentarono di volume, il loro canto si fece più melodioso.

Nihal sentì il cuore batterle con forza. Due guerrieri in groppa ad altrettanti draghi apparvero nel cielo plumbeo. Uno aveva una corazza scarlatta e cavalcava un drago nero, simile a quello di Dola. L’altro era grigio e il suo drago mandava bagliori lattescenti.

Un mormorio percorse le truppe.

«Pronti all’attacco!» urlò il generale.

Nihal si chinò su Oarf e gli parlò con dolcezza: «Sta’ buono, andrà tutto bene». Anche il drago aveva iniziato ad agitarsi. Le sue ali fremevano, ma non era desiderio di battaglia.

Le truppe si avvicinarono sempre di più, marciavano senza timore verso la barriera. Molti dei fanti sembravano feriti. Sulle loro armature ferrigne spiccavano larghe macchie di sangue rappreso, eppure avanzavano imperterriti. Quando la prima linea fu a un passo dalla barriera, si fermarono.

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