Читаем La missione di Sennar полностью

Non lo fece volontariamente: fu come se la sua mano si fosse mossa da sola, o forse le piacque pensare così. La spada di cristallo nero si frappose tra lei e Fen e la punta si conficcò nel ventre del cavaliere, passandolo da parte a parte. Per un istante gli occhi di Nihal incrociarono quelli del fantasma. Non vi videro nulla. Fen svanì a poco a poco e diventò fumo, come la sera in cui il fuoco della pira funebre aveva consumato il suo corpo.


Le truppe delle Terre libere furono costrette a ritirarsi. Grazie alla magia di Sennar e Soana erano riuscite a contenere le perdite, ma non ad avere la meglio. Alla fine della giornata, l’entità della disfatta fu chiara: gran parte della steppa meridionale, che congiungeva la Terra del Vento con quella dell’Acqua, era in mano al Tiranno.

I superstiti della battaglia si rifugiarono a Laodamea. Nella piazza principale fu allestito un ospedale da campo per i feriti e nelle vie contigue venne improvvisato un accampamento. I cittadini della capitale si strinsero intorno ai soldati e collaborarono come potevano: i locandieri usarono i loro locali per organizzare piccole mense, le donne si prodigarono per non far mancare ai militari acqua, legna per scaldarsi e abiti puliti e furono in molti a offrir loro ospitalità. Galla, il re della Terra dell’Acqua, mise il suo palazzo a disposizione di generali e Cavalieri.

Il morale dell’esercito era a pezzi, la situazione disperata. La Terra dell’Acqua era assediata dalle truppe nemiche, accampate ad alcune leghe di distanza.

Se fosse caduta, le Terre libere si sarebbero ridotte a due: quella del Mare e quella del Sole.


Nihal venne portata al palazzo reale. La ferita alla spalla appariva piuttosto grave, ma soprattutto la ragazza sembrava caduta in stato confusionale. Anche quando fu nella sua stanza, lontana dai lamenti dei feriti e dallo scoramento dei sopravvissuti, continuò a guardarsi intorno con aria assente.

Laio le teneva la mano e le parlava a bassa voce, cercando di rassicurarla, ma non otteneva da lei alcuna reazione.

Sennar si avvicinò e lo scostò con dolcezza. «Per prima cosa bisogna occuparsi della ferita» disse. «Nihal?» chiamò Sennar. «Rispondi, Nihal.»

Ma Nihal non rispose. Sennar le pulì il viso sporco di fuliggine con una pezzuola bagnata. Poi, con l’aiuto di Laio, le tolse la corazza. Quindi esaminò la ferita alla spalla e iniziò a praticarle un incantesimo di guarigione.

Laio rimase al fianco del suo Cavaliere e ne vegliò il sonno agitato, mentre Sennar passò il resto della nottata a curare i feriti, aiutato da Ganna e da Soana.

All’alba, mentre rientravano al palazzo reale, incontrarono Ido.

«È stata la rovina, Sennar...» disse lo gnomo.

«Lo so. Ma al momento sembra che l’esercito del Tiranno si sia fermato. Per ora siamo al sicuro.»

«Non lo saremo per molto» rispose Ido.


Il giorno seguente l’esercito nemico non avanzò né arretrò di un passo.

I vertici militari cercarono di riorganizzare le forze a disposizione, ma la consapevolezza che il Tiranno poteva evocare gli spiriti dei defunti non lasciava alcun margine di speranza nella vittoria.

Erano in trappola. Certo, i maghi del Consiglio avrebbero potuto unirsi e continuare a imporre incantesimi su tutte le spade. Ma a ogni nuova battaglia il numero dei soldati sarebbe diminuito, andando a ingrossare le forze nemiche. Quanto avrebbero potuto resistere?

Una seduta speciale del Consiglio, alla presenza di re Galla, venne fissata per quella sera stessa. Tutti i Cavalieri di Drago furono invitati a partecipare.


Nel palazzo reale regnava il silenzio. Da quando era morta Astrea, i cortigiani quasi non si vedevano e i servitori si aggiravano come ombre. Il dolore di Galla permeava l’intero palazzo.

Sennar uscì dalla sua stanza e imboccò il corridoio. Quando si sentì chiamare da una voce afona, sobbalzò e si voltò di scatto.

Nihal avanzava verso di lui. Aveva una spalla avvolta da una spessa fasciatura bianca ed era pallida come un cencio. Sembrava lei stessa uno spettro.

«Che cosa ci fai in giro?» disse il mago, mentre le andava incontro.

«Vengo alla riunione» rispose Nihal.

«Non puoi. Sei debole, la tua ferita è ancora...»

«Non ha importanza.»

Sennar la guardò. Il viso di Nihal era privo di espressione. Nei suoi occhi non si leggevano né tristezza né sofferenza. Stava lì, dritta davanti a lui, immobile e fredda come una lapide.

Le prese una mano tra le sue e la strinse. «So che cosa è successo ieri in battaglia. Un giorno finirà, Nihal.»

«Non riesco più a crederci» mormorò lei.

«Invece devi, perché la speranza è tutto quello che abbiamo.»


La grande stanza ovale era buia come se l’oscurità fuori dalle mura avesse trovato la via per insinuarsi dentro il palazzo. Un candeliere illuminava fiocamente i volti tesi, provati dalle ferite, spossati dalla stanchezza e dall’inquietudine.

Nella sala sotterranea erano riuniti gli otto consiglieri, i Cavalieri di Drago, il generale, re Galla e Soana.

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