Pickering, avvicinandosi ai due prigionieri, si sentiva stranamente distaccato. Si fermò davanti a Rachel, sorpreso che il suo ruolo non gli risultasse più gravoso. «A volte» disse «le circostanze costringono a scelte difficili.»
Rachel lo guardò, inflessibile. «Le ha create lei, queste circostanze.»
«In guerra ci sono sempre vittime» disse Pickering. La voce era diventata più risoluta. "Basta chiederlo a Diana Pickering, o a uno dei tanti che ogni anno muoiono per questo paese." «Lei dovrebbe capirlo meglio di altri, Rachel.» La guardava fisso. «
Comprese che Rachel aveva riconosciuto il motto. Era quasi un luogo comune, negli ambienti dei servizi di sicurezza: sacrificare pochi per salvarne molti.
Rachel lo osservava con palese disgusto. «E adesso Michael e io saremmo fra quei pochi?»
Pickering rifletté. Non c'era alternativa. Si rivolse a Delta-Uno. «Liberi il suo compagno e facciamola finita.»
Il soldato annuì.
Pickering lanciò un'ultima lunga occhiata a Rachel, poi si avviò verso il parapetto di sinistra. Non voleva vedere. Preferiva guardare il mare, che correva veloce lungo la fiancata.
Delta-Uno, conscio della propria superiorità mentre stringeva il mitra, guardò il suo compagno, penzolante dai bracci meccanici del Triton. Doveva solo chiudere la botola sotto i piedi di Delta-Due, liberarlo ed eliminare Rachel Sexton e Michael Tolland.
Era contrariato per la complessità del pannello di controllo vicino alla botola, una serie di leve e interruttori anonimi che comandavano l'apertura, il motore del verricello e altro. Non aveva alcuna intenzione di azionare la leva sbagliata e mettere in pericolo la vita del compagno, abbassando per errore il batiscafo. "Non rischiare. Mai agire precipitosamente."
Avrebbe costretto Tolland a eseguire l'operazione e, per assicurarsi che non gli giocasse qualche brutto tiro, si sarebbe cautelato con quella che era nota fra i suoi colleghi come la "polizza biologica".
"Usa i tuoi nemici uno contro l'altro."
Delta-Uno puntò la canna dell'arma direttamente in faccia a Rachel, a pochi centimetri dalla fronte. Rachel chiuse gli occhi e il soldato notò il pugno di Tolland stringersi con rabbia.
«Signora Sexton, si alzi.»
Lei si alzò in piedi.
Delta-Uno le piantò il mitra contro la schiena e la spinse verso una scaletta d'alluminio che conduceva, dal retro, alla sommità del batiscafo Triton.
«Salga in cima allo scafo.»
Rachel lo fissò, spaventata e confusa.
«Si muova» ordinò Delta-Uno.
Rachel ebbe la sensazione di vivere in un incubo. Quando raggiunse l'ultimo gradino della scaletta, si fermò. Il vuoto sul quale era sospeso il batiscafo la terrorizzava.
«Salga sul batiscafo» ripeté Delta-Uno, avvicinandosi a Tolland e puntandogli il mitra alla testa.
Il soldato intrappolato nei bracci meccanici fissava Rachel con aria sofferente: evidentemente non vedeva l'ora di essere liberato.
Rachel guardò Michael. Aveva una mitraglietta puntata alla testa.
"Sul batiscafo." Non aveva scelta.
Con la sensazione di fare un passo nel vuoto dal bordo di un precipizio, Rachel salì sulla cofanatura del motore del Triton, che offriva una piccola superficie piatta dietro l'oblò a cupola. Il batiscafo era sospeso sopra la botola aperta come un enorme filo a piombo, ma le nove tonnellate della sua massa si spostarono di appena pochi millimetri sotto i piedi della donna che cercava di mantenere l'equilibrio.
«Okay, si muova» disse Delta-Uno a Tolland. «Vada ai comandi e chiuda il portellone.»
Sempre sotto tiro, Tolland si avviò verso la console, seguito dal soldato. Rachel sentì gli occhi di Michael su di sé, come se cercasse di comunicarle qualcosa. La fissò, poi abbassò lo sguardo a indicare il boccaporto d'accesso al batiscafo, in cima al Triton.
Rachel lanciò un'occhiata in basso. Il boccaporto era aperto e il pesante portello rotondo era puntellato da un sostegno. Era in grado di vedere l'interno dell'abitacolo monoposto. "Vuole che io salti nel batiscafo?" Sicura di sbagliarsi, Rachel tornò a guardare Tolland, che aveva quasi raggiunto il pannello di controllo. Gli occhi di lui la fissarono. Questa volta fu più esplicito; le sue labbra formarono chiaramente le parole: "Dentro! Subito!".